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Regolamento REACH: le prossime scadenze per la registrazione

Una guida dell’ECHA fornisce informazioni su come adempiere alle prescrizioni in materia di informazione per le sostanze con fasce di tonnellaggio 1-10 e 10-100 tonnellate all’anno. Le scadenze del 31 maggio 2017 e del 31 maggio 2018.
 

Helsinki, 15 Mar – L’ ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ha pubblicato la Roadmap REACH 2018, una tabella di marcia in cui vengono delineate tutte le azioni previste fino al termine ultimo di registrazione del 2018, ai sensi del Regolamento 1907/2006 (REACH).  Infatti il termine di registrazione per le aziende che fabbricano o importano sostanze in bassi volumi, tra 1-100 tonnellate all’anno, sarà infatti il 31 maggio 2018.

 

Per parlare delle nuove scadenze e contribuire a supportare le aziende e gli operatori negli adempimenti correlati, facciamo riferimento a quanto contenuto in una guida pubblicata dall’ECHA dal titolo “Guida pratica per manager di PMI e coordinatori REACH. Come adempiere alle prescrizioni in materia di informazione per le fasce di tonnellaggio 1-10 e 10-100 tonnellate all’anno”.

 

Tale guida pratica, redatta come parte della tabella di marcia di REACH 2018, è destinata in particolare alle persone incaricate della raccolta di tutte le informazioni necessarie a compilare il fascicolo tecnico di una sostanza da registrare ai sensi del regolamento REACH. E descrive le “prescrizioni in materia di informazione, ossia le informazioni che devono essere incluse nel fascicolo di registrazione”.

Nell’introduzione si indica che “non si tratta di una guida esaustiva per esperti o consulenti, bensì si rivolge ai dirigenti aziendali o ai coordinatori REACH, principalmente nell’ambito delle piccole e medie imprese (status di PMI)”.

 

La guida e le azioni di miglioramento di processi, assistenza e documentazione dell’ECHA mirano a “sostenere in modo più efficace le imprese di piccole dimensioni o di scarsa esperienza nell’adempimento dei loro obblighi per l’ultima scadenza per la registrazione delle sostanze già preregistrate”.

 

Infatti “per rimanere sul mercato dopo il 2018, le imprese sono tenute a registrare le sostanze fabbricate o importate in quantitativi superiori a 1 tonnellata all’anno e inferiori a 100 tonnellate all’anno, entro il 31 maggio 2018”. E “se una sostanza è fabbricata o importata in quantitativi superiori a 100 tonnellate all’anno, è necessario registrarla immediatamente per evitare di infrangere le leggi in vigore”.

 

Nella tabella di marcia di REACH 2018, il processo di registrazione è stato suddiviso in sette fasi per facilitarne l’espletamento.

 

Queste le sette fasi della registrazione:

  1. Conoscere il portafoglio della propria azienda;
  2. Trovare i co-dichiaranti;
  3. Organizzare le attività con i co-dichiaranti;
  4. Valutare rischi e pericoli;
  5. Preparare la registrazione sotto forma di fascicolo IUCLID;
  6. Presentare il fascicolo di registrazione;
  7. Tenere aggiornata la registrazione.

 

Rimandando un approfondimento della fase 4 del processo in questione, su cui si concentra la guida pratica, iniziamo con una descrizione breve delle fasi 1, 2 e 3, fasi fondamentali per la buona riuscita della fase 4.

 

Fase 1. Conoscere il portafoglio della propria azienda

Si indica che è necessario “sapere quali sostanze sono incluse nel portafoglio di prodotti e prendere una decisione sull’opportunità di registrarle o meno. Ogni sostanza deve essere registrata separatamente”.

Si ricorda, a questo proposito, che molte sostanze disponibili sul mercato nell’Unione europea sono considerate “sostanze soggette a un regime transitorio” e “i fabbricanti e importatori di sostanze soggette a un regime transitorio possono beneficiare di determinati periodi di transizione per la registrazione a norma del regolamento REACH”. E qualora il dichiarante intenda registrare una sostanza soggetta a un regime transitorio, “dovrà averla già preregistrata, oppure, in caso contrario, sarà tenuto a inviare una preregistrazione tardiva. Una preregistrazione tardiva è possibile soltanto se la fabbricazione o l’importazione della sostanza sono iniziate dopo il 1° dicembre 2008: a questo proposito, bisogna completare la preregistrazione tardiva entro sei mesi dopo il superamento della soglia di 1 tonnellata all’anno e non oltre il 31 maggio 2017”.

Se poi il dichiarante “deve registrare una sostanza che non è stata preregistrata o se non è riuscito a completare la registrazione tardiva entro la scadenza prevista, dovrà presentare una richiesta all’ECHA” (attraverso REACH-IT, il sistema informatico centrale che deve essere utilizzato per trasmettere un fascicolo di registrazione) “prima di produrre o immettere sul mercato la sostanza”.

 

Fase 2. Trovare i co-dichiaranti

Indipendentemente dal fatto che il dichiarante intenda registrare una sostanza soggetta o meno a un regime transitorio, “è tenuto a cooperare con gli altri (potenziali) dichiaranti della stessa sostanza. Un principio fondamentale del regolamento REACH è ‘una sostanza, una registrazione’.

 

Si ricorda che i processi di preregistrazione e di richiesta “aiutano a trovare co-dichiaranti (potenziali) tramite le pagine “pre-SIEF “e” Co-registrants” di REACH-IT. Un SIEF è un forum per lo scambio di informazioni sulle sostanze, volto ad aiutare i dichiaranti e i co-dichiaranti a organizzare il proprio lavoro e condividere le informazioni. Si forma quando i co-dichiaranti convengono sul fatto che la loro sostanza sia identica, sulla base di dettagliate considerazioni relative all’identità della sostanza. Se esiste già un SIEF per la sostanza in questione, è obbligatorio aderirvi. Una volta formato un SIEF, i co-dichiaranti devono iniziare a collaborare e decidere chi deve essere il capofila della registrazione e quale dev’essere il contributo di ciascuna impresa”.

 

Fase 3. Organizzare le attività con i co-dichiaranti

Si indica che “la condivisione dei dati è un principio fondamentale del regolamento REACH. Tuttavia, non devono essere scambiate le informazioni sensibili e suscettibili di avere un impatto sui meccanismi concorrenziali, come le informazioni relative a comportamenti di mercato, capacità produttive e volumi di produzione, vendite o importazioni, quote di mercato, prezzi dei prodotti e le informazioni di natura analoga”. In particolare è “obbligatorio condividere le informazioni relative agli esperimenti sugli animali vertebrati. Inoltre, si raccomanda di condividere, con i membri del (pre-)SIEF e i co-dichiaranti, altre informazioni relative alle proprietà intrinseche delle sostanze, nonché informazioni generali sugli usi e le condizioni d’impiego”.

 

Concludiamo l’articolo ricordando che, in ogni caso, l’obiettivo delle prescrizioni in materia di informazione è quello di “assicurare un alto livello di protezione per la salute umana e per l’ambiente”.

E pertanto, le proprietà delle sostanze e i relativi rischi per l’uomo e l’ambiente “devono essere valutati (fase 4 del processo). Questa fase comprende la raccolta, la valutazione e la comunicazione delle informazioni da parte del SIEF su:

– usi della sostanza e condizioni d’uso nell’intera catena di approvvigionamento;

– proprietà della sostanza, in base alle prescrizioni che derivano dal volume fabbricato o importato su base annua. Se tutte le informazioni non sono ancora disponibili, i dichiaranti dovranno generare nuovi dati o proporre una strategia di sperimentazione per colmare le lacune nei dati;

– classificazione ed etichettatura, sulla base delle proprietà della sostanza;

– conduzione di una valutazione della sicurezza chimica e presentazione dei risultati in una relazione sulla sicurezza chimica, se il volume fabbricato o importato su base annua supera le 10 tonnellate”.

 

ECHA, “ Guida pratica per manager di PMI e coordinatori REACH. Come adempiere alle prescrizioni in materia di informazione per le fasce di tonnellaggio 1-10 e 10-100 tonnellate all’anno”, versione 1.0, ottobre 2016 (formato PDF, 2.35 MB).

 

ECHA, “ ECHA’s REACH 2018 Roadmap”, 14 gennaio 2015 (formato PDF, 435 kB).

 

 

Tiziano Menduto

 

Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

Fonte: puntosicuro.it

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Alimentazione, salute e sicurezza sul lavoro

Un convegno all’insegna della festa internazionale della donna ha affrontato i temi dell’alimentazione e della salute e sicurezza sul lavoro. L’importanza del rischio alimentazione. Sintesi degli interventi a cura del Comitato Donne SOFiA.
 

L’8 marzo 2017 AiFOS e il suo Comitato Donne SOFiA hanno voluto festeggiare la donna con un punto di vista diverso sul tema della salute e sicurezza sul lavoro: il convegno “ Mangia, Lavora Cura” ha voluto trattare infatti un tema orgogliosamente italiano creando un binomio ricco di spunti e suggestioni: alimentazione e salute sul lavoro, perché, come efficacemente riassunto da Paola Favarano (Presidente SOFiA e moderatrice del riuscito convegno): “Dobbiamo alimentare la cultura della salute e sicurezza sul lavoro con punti di vista sempre più ampi: il focus sul cibo ci permette di solleticare i palati più esigenti”.

 

Il cibo, accompagnato da un’adeguata sicurezza alimentare, è un elemento fondamentale dell’identità italiana.

 

Non sempre è noto che l’Italia è al primo posto in Europa in quanto a sistemi di controlli sulla sicurezza alimentare e produzione biologica.

Inoltre, l’agricoltura italiana è tra le più sostenibili e con le produzioni più sicure d’Europa: emette il 35% di gas serra in meno della media Ue, con una quota di prodotti che presentano residui chimici inferiore di quasi 10 volte rispetto alla media europea.

La sana alimentazione è quindi un elemento fondamentale della nostra identità.

 

Con il primo intervento “Siamo quello che mangiamo”, Sabatino De Sanctis (Medico Competente e Responsabile eventi Be Human) ha indotto riflessione, attraverso la lettura recitata di un brano tratto dal libro “il virus che ti salva la vita”, su come un radicale cambiamento di alimentazione lo abbia portato a stare meglio e a diffondere la cultura del cibo sano anche in famiglia.

 

Carla Mammone (Consigliere Nazionale AiFOS, consulente e formatore qualificato) ha approfondito il tema del rischio alimentare, un rischio emergente che incide sull’efficace ed efficiente capacità funzionale e lavorativa della persona. Un rischio che nella realtà non è ancora adeguatamente percepito, seppur oggetto di valutazione, ai sensi dell’art. 28 del D. Lgs. 81/08 e smi. L’adesione ad un modello comportamentale nuovo e ad un regime alimentare sano, promosso anche dalle imprese, attraverso appositi investimenti, potrebbe produrre un miglioramento della qualità della vita, del lavoro e del clima organizzativo, riduzione di assenteismo, malattie, infortuni e dei relativi costi, incremento della produttività del lavoro e dell’immagine aziendale.

 

Che il cibo sia la vostra medicina!” è il messaggio trasmesso dalla Dott.ssa Rossana Guarini che, come medico e counselor alimentare, promuove sul campo quotidianamente l’attenzione alla cura di sé attraverso il cibo. Diventa importante per il cambiamento anche il ruolo delle donne prime «educatrici alimentari» e portatrici sane della cultura della sana alimentazione.

 

La sociologa Eleonora Buratti e Carlo Giolo con estratti dal loro libro “La dieta dei mestieri” hanno evidenziato i principi di un’ alimentazione sana funzionali alle mansioni lavorative, facendo notare come nel passato fabbri, soldati e gladiatori usassero l’alimentazione per migliorare le loro condizioni fisiche e prestazionali (estreme alcune volte…).

 

Debora Catarutti (esperta in dieta nutrigenomica e Founder di “BON  – cibo buono che fa bene”) con la sua passione ha contagiato la platea facendo assaporare con le immagini e il pensiero comodi vasetti di insalate colorate fatte da patate viola, cavoli cappucci e germi di grano facili da fare e gustare anche nella pausa pranzo in ufficio.

 

Edoardo Venturini (Responsabile Comunicazioni Esterne Sodexo) ha invece valorizzato l’impegno della sua azienda a preservare la cultura femminile presente nella nostra tradizione culinaria permettendo, in particolari linee di menù, di gustare piatti della tradizione come le zuppe a lenta cottura, che per le donne sempre alla ricerca del minuto libero sarebbero improponibili.

 

Matteo Fadenti (consigliere nazionale AiFOS, esperto di igiene alimentare e HACCP) ha promosso efficaci tecniche di conservazione del cibo in casa e sul luogo di lavoro, con interessanti misure minime igieniche nel mangiare alla postazione di lavoro, per godere appieno del momento di pausa in sicurezza, accanto a tastiere spesso ricettacoli di batteri!

 

Molto coinvolgente, infine, la performance dell’attrice, autrice e regista teatrale Daiana Tripodi, che ha emozionato con acute riflessioni sul dilemma che accomuna molte donne lavoratrici, che,  sovraccaricate dalla molteplicità di ruoli e impegni e dalla difficile conciliazione vita-lavoro, spesso per stanchezza rinunciano a nutrirsi adeguatamente, fino a percepire, a danno subito, la necessità di un cambiamento dello stile di vita e delle abitudini alimentari, per riappropriarsi, con determinazione, del proprio tempo e della cura della propria salute, abolendo il junk food.

 

Adele De Prisco (membro del Comitato di Presidenza AiFOS e Responsabile Sportello Sicurezza Cisl Brescia) ha chiuso il convegno valorizzando l’impegno costante di AiFOS e SOFiA nella creazione di una rete di formatori professionisti, con abilità non solo tecnico-professionali, ma anche relazionali e sociali, capaci di guardare a nuovi temi nell’ottica del “c’è sempre qualcosa da imparare” e dunque di coinvolgersi personalmente nella promozione del binomio alimentazione e salute sul luogo di lavoro.

 

In chiusura, il presidente AiFOS Rocco Vitale ha salutato i presenti esternando la sua soddisfazione per un convegno, ricco di spunti ed idee, ricordando come già ben 45 anni prima, nelle sue prime attività di giornalista aveva affrontato il tema del cibo con un articolo che valorizzava il binomio-cibo e cultura.

 

Questo aspetto è stato ancora di più valorizzato da Monica Viani e Alessandra Cioccarelli, giornaliste e foodblogger che hanno posto l’accento sull’utilizzo e il necessario cambiamento del linguaggio al fine di cambiare (in meglio) la cultura, compresa quella della salute e sicurezza che passa per il cibo. Finalità nobile se si perseguono scopi sani con alto contenuto valoriale.

 

Dunque, il tema chiave “Alimentazione, salute e sicurezza sul lavoro” diffuso in questo convegno, parte con forza in questo indimenticabile 8 marzo, verso una diffusione sempre più capillare.

 

 

Atti e video-foto gallery del convegno sono disponibili sui siti www.aifos.it – www.comitatodonneaifos.it

 

Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

Fonte: puntosicuro.it